domenica 9 febbraio 2014

I giornalisti aerospaziali sulla vicenda Asi

Vicenda Asi: una nota del segretario dell'Ugai

Enrico Saggese
  • Sono giornate accoratamente convulse per la politica spaziale italiana. Con il susseguirsi di lanci (giornalistici!) iniziati lo scorso 6 febbraio, a seguito di una perquisizione avvenuta nella sede dell’Asi di Tor Vergata da parte della Tributaria e dei Carabinieri del nucleo investigativo di Roma, è stato un tam tam seguitato appena il giorno dopo dalle dimissioni del suo presidente. Una riconsegna del mandato, come ha scritto lo stesso Enrico Saggese al ministro della Ricerca Maria Chiara Carrozza, “nel rispetto delle indagini in corso” e “nell’interesse dell’autorevolezza internazionale dell’Agenzia Spaziale Italiana”. Un segno apprezzabile nella sua serietà e nella sua tempestività, cosa non comune nello scenario politico e professionale del nostro Paese. L’inchiesta in corso e la non conoscenza delle carte istruttorie ci impongono di evitare qualsiasi giudizio o commento in merito. Ma quanto accade non ci può impedire di provare lo sgomento e l’ansia in un contesto politico-industriale sofferente, in cui la concorrenza delle altre realtà industrializzate si fa sempre più acuta, trovando una force de frappe sostanzialmente stremata nei nostri perimetri istituzionali. Accadeva così che mentre nei saloni della sterminata sede dell’Agenzia si nettavano le moquette per accogliere il pubblico dei giornalisti e dei principali protagonisti dello spazio italiano, per condividere un evento a dir poco mondiale, mentre da Kourou i compte à rebourd accorciavano inesorabilmente la distanza per mandare il satellite italo-francese Athena Fidus dalla base europea a 36.000 km.di quota a bordo del 72° Ariane 5, la macchina investigativa valicava i piani più alti dello stesso edificio progettato da Alfonso Femia e Gianluca Peluffo, in cerca di prove per validare le presunte irregolarità accadute in questi ultimi frangenti. I casi della vita. Ripetiamo, in itinere dei controlli non c’è possibilità, né volontà di interloquizioni. Ma non è questo il punto. Anzi, nella nostra nota proponiamo soltanto una diversa osservazione di quanto sta accedendo, partendo da un punto nodale. Ovvero, la preoccupazione, se non l’angoscia, di un’incognita che si apre sulla politica spaziale italiana, sulla sua macchina produttiva e sulle stesse azioni future. Infatti, per prima cosa deve fissata l’approvazione del prosieguo di programmi che oltre a rappresentare lo stato dell’arte della radaristica appartenente all’Italia nel panorama mondiale, assicurano il presidio tecnologico di settori di assoluta avanguardia e il mantenimento di diverse centinaia (se non migliaia, visti gli indotti) di posti di lavoro altamente qualificati. L’approvazione degli step finali di COSMO SkyMed (fin troppo centellinata in queste fasi) è sufficiente da sola a confermare l’affermazione. Ulteriori perdite di tempo e ridiscussioni di contratti già ampiamente approvati rappresenterebbero una catastrofe operativa. Poi si avvicina la scadenza del consiglio ministeriale in cui i ministri degli Stati membri dell’Esa e del Canada stanziato le proprie sostanze per le attività ed i programmi spaziali per gli anni a venire. E’ un confronto tra le diverse istituzioni europee (e non solo, evidentemente) per definire le posizioni della politica spaziale, un appuntamento della massima importanza che delinea non solo gli investimenti ed i ritorni, quanto la manifestazione dell’interesse di ogni singolo Paese alla realizzazione di grandi progetti. Va così aggiunto che l’incalzare della Germania e della Gran Bretagna nei fondi offerti in un testa a testa con Francia e Italia non è semplicemente la profferta di denaro quanto la dichiarazione delle amministrazioni di credere o meno all’alta tecnologia e alla competizione internazionale. In un momento così difficile, in cui molti raggruppamenti industriali stanno riconfezionando le proprie governance per aggredire con maggior vitalità i mercati internazionali, sarebbe opportuna una più alta sinergia tra tutti i componenti del comparto -informazione compresa- evitando facili luoghi comuni, giudizi affrettati e improbabili equivoci. Il messaggio deve essere molto chiaro e non si può racchiudere in particolarismi di facciata che alla lunga indeboliscono l’intera maglia del settore. Ma anche oltre, se teniamo conto che allo spazio non fa solo capo la ricerca scientifica e delle singole applicazioni, ma pure la protezione del territorio, la difesa nazionale, la strategicità delle telecomunicazioni, l’indipendenza della navigazione da potenze straniere. E tanto altro ancora. Mantenendo la promessa di non entrare nell’ordine delle investigazioni però abbiamo notato con disappunto -tra l’altro- delle informazioni assolutamente insostenibili di una stampa di suo autorevole (Repubblica del 7 febbraio) che ha dichiarato in un articolo che Enrico Saggese sia stato compagno di scuola dell'ex ministro Maurizio Gasparri. Ora, ad esser chiari, non sarebbe tanto una colpa aver frequentato la stessa scuola ma se il cronista avesse incrociato l’età di ambedue i soggetti interessati, lo avrebbe dovuto escludere immediatamente, dal momento che Saggese è nato a Potenza il 15 aprile 1949 e Gasparri è nato a Roma il 18 luglio 1956. I dati sono rigorosamente pubblici e pubblicati. Un’imprecisione che segue da molto, moltissimo tempo e che viene tirata in ballo, sottolineando l’eccessiva frettolosità nel commentare i fatti accaduti. Emergono poi gli accadimenti. E ci soffermiamo in particolare su un punto. Le pratiche che vedono l’assegnazione di cariche ed incarichi sociali rappresentano una mala pianta che attecchisce di continuo in Italia e che senza niente togliere ai legislatori sempre pronti a sommergere i codici di leggi e decreti, genera un danno che non si riesce ad divellere e che, noi lo abbiamo sempre sostenuto, rappresenta assieme alla corruzione, il vero costo della politica che ormai non possiamo più permetterci. Un fenomeno germogliato da epoche antichissime, che le strutture democratiche hanno finito per alimentare, piuttosto che reprimere. E che certo la Seconda Repubblica ha acquisito come sua essenza vitale. Eppure, in un proclama di trasparenza che gli enti pubblici prima di tutto devono osservare, ci imbattiamo ancora una volta in storie vecchie che nessuna autorità, se non la magistratura, riesce a evidenziare. Nessun ente di controllo, nessun responsabile in prima persona impedisce nomine e incarichi a personaggi incapaci di svolgere i lavori assegnati. E questo ci appare l’aspetto più grave di una realtà in cui il sospetto di una connivenza sempre più allargata, continua a prendere una fisionomia sempre più imprudente. Ora la giustizia dovrà fare il suo corso e per il bene del Paese, dopo aver accertato responsabilità e competenze, dovrà trovarsi velocemente un sistema più lineare per affidare incarichi al merito e non all’appoggio politico, senza lasciarsi affascinare da familiarismi peculiari o da facili approssimazioni e riprendere il percorso industriale e politico che occorre per tenere in piedi il settore spaziale. Si deve trovare velocemente la strada che porti fuori dalla logica conservativa, impedendo che soluzioni di continuità nell’osservanza dei contratti possano mettere a rischio posti di lavoro e sviluppi tecnologici. Partenze semplici nell’enunciazione e assai più complesse nell’esecuzione ma del tutto indispensabili per dare smalto a istituzioni e responsabilità rese sempre più opache dal malcostume. EF
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