I fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano La Torre, giungono in un pomeriggio piovoso negli uffici della procura militare di Roma per essere interrogati in qualità di indagati dal pm Marco De Paolis. L'ipotesi di reato è "violata consegna aggravata" e "dispersione di oggetti di armamento militare".
La loro iscrizione nel registro degli indagati risale a subito dopo la morte dei due pescatori indiani. Il pm nterroga solo Girone: Latorre, era già stato sentito una decina di giorni fa. Dal momento dell'interrogatorio i due sottufficiali rientrano nella competenza esclusiva della giurisdizione italiana. Quindi restano in Italia. E' un punto chiave della controversia tra l'India e l'Italia sulla vicenda dei sottufficiali imbarcati per operazioni antipirateria sulla nave Enrica Lexie, accusati di aver provocato la morte di due pescatori.
A margine dell'interrogatorio, fonti governative sottolineano che "l'Italia non è venuta meno agli impegni presi in quanto in entrambi i documenti presentati alla Corte suprema indiana c'era una clausola che prevedeva che Latorre e Girone sarebbero rientrati dalla loro licenza a condizione che venissero rispettati i principi stabiliti dalla nostra Costituzione". Per questo, sottolinea la fonte, non c'è stato alcun 'tradimento' dell'atto di garanzia italiano.
Il riferimento, in particolare, è al diritto ad un "giusto processo" e al divieto di estradizione per i cittadini italiani che debbano essere giudicati da un tribunale non ancora costituito. Il nostro Paese è comunque pronto ad affrontare formalmente le procedure di una controversia internazionale.
Per il premier indiano Singh, la vicenda "allunga un'ombra sul rapporto" tra Italia e India. Scrivendo al primo ministro del Kerala, il premier Singh assicura che "il governo di New Delhi farà tutto il possibile" per riportare indietro i due fucilieri italiani accusati dell'omicidio di due pescatori.
La procura militare di Roma, sta valutando la trasmissione degli atti alla procura ordinaria di Roma, che indaga per il più grave reato di omicidio volontario.
Preoccupazione per le limitazioni di movimento imposte all'ambasciatore Italiano in India, Daniele Mancini, viene dall'associazione dei diplomatici in congedo giacché le restrizioni "appaiono in contrasto con la Convenzione di Vienna sule relazioni diplomatiche, che regola i rapporti tra gli Stati".
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